Precisazione sull'acquisizione dei flat sul fondo cielo. Pur rimanendo tutte valide le argomentazioni della risposta precedente, va precisato che questo e strettamente corretto solo nel caso in cui l'otturatore davanti al CCD sia del tipo a doppia tendina sul genere di quelli montati sulle camere fotografiche reflex, mentre non lo e' nel caso di otturatori ad iride. Nel caso della doppia tendina, all'apertura dell' otturatore la prima tendina scorre parallela ad un lato del CCD ed inizia contestualmente l'esposizione. La fine della stessa e segnata dalla attivazione della seconda tendina che scorrendo parallela allo stesso lato del CCD va a ricoprire il sensore. Se il movimento delle due tendine e regolare e non affetto da danni meccanici, ogni pixel del CCD riceve luce per lo stesso ammontare di tempo. I flat cosi ottenuti sono perfetti, e non dobbiamo farci ulteriori problemi. Invece nel caso di un otturatore ad iride posto immediatamente davanti al CCD, la sua apertura avviene ad inziare dal centro e progredendo verso l'esterno, e la chiusura inizia dall'esterno per finire al centro. Ne risulta che i pixel centrali del CCD ricevono piu luce di quelli alla periferia. La cosa diventa significativa solo nelle pose molto brevi, come appunto dei flat fatti sul fondo cielo diurno. Supponiamo che il movimento meccanico di apertura (come quello di successiva chiusura) del diaframma ad iride duri 0.005 secondi. Se la nostra posa di flat dura complessivamente 0.100 secondi, le zone centrali del CCD avranno ricevuto luce per 0.100 + 0.005 (apertura) + 0.005 (chiusura) = 0.110 secondi, mentre la periferia per solo 0.100 secondi. Ne risulta una distribuzione degradante dal centro verso la periferia che assomiglia ad un forte effetto di vignettatura, pari al 10%. Se usassimo questo flat per correggere le pose lunghe scientifiche notturne, ne risulterebbe una correzione del 10% (0.1 magnitudini) per le stelle al bordo. Ora, in realta, in una posa scientifica che dura ad es. 1 minuto, il centro del CCD riceve luce per 60.000 + 0.005 + 0.005 = 60.010 secondi mentre la preferia per 60.00 secondi. La differenza e ora trascurabile, ammontando a soli 0.017%, ovvero a meno di 0.2 millesimi di magnitudine. Quindi possiamo dire che nella posa scientifica, anche con un otturatore meccanico ad iride, tutti i pixel vengono esposti per lo stesso tempo. Se la correggessimo per i flat ottenuto con il tempo brevissimo di cui sopra, dovremmo erroneamente aumentare di 0.1 mag le stelle al bordo del CCD. Puo anche essere che il nostro CCD abbia un otturatore ad iride, ma la sua lettura sia fatta trasferendo in blocco l'immagine su una meta del CCD non esposto alla luce. Non ci sono piu i problemi sopra menzionati se la sequenza avviene in questo modo: apertura dell'otturatore, finita questa frame trasfer che inizia fisicamente la posa, altro frame trasfer che finisce fisicamente la stessa, chiusura dell'otturatore. La sequenza e assolutamente analoga a quella che si realizzerebbe con l'otturatore a doppia tendina ed il CCD che iniza ad esporre prima che l'otturatore si apra e finisce dopo che l'otturatore ha chiuso. Vale la pena di controllare bene questo punto, sia consultando la documentazione tecnica fornita con la camera CCD che facendo prove in cielo. Se la distribuzione piu brillante al centro e meno ai bordi nelle immagini flat e dovuta solamente ad una effettiva vignettatura del fascio ottico nel nostro strumento (tipicamente perche i filtri sono troppo piccoli e lontani dal CCD per il rapporto focale del nostro telescopio), questa rimarra tale e quale indipedentemente dall'allungarsi della posa del flat. Se invece e dovuta al tempo di reazione meccanico di un otturatore ad iride, essa andra riducendosi fino a scomparire all'allungarsi del tempo di posa del flat. Se questo dovesse essere il nostro caso, e chiaro che saremmo costretti a fare pose di flat di durata "lunga" per non introdurre errori nel confrontare la magnitudine di stelle al centro con stelle ai bordi del CCD. cordiali saluti Ulisse Munari