
Fu progettato un osservatorio inferiore, addossato alla parete est
della torre a 16 metri dal suolo, e uno superiore a 35 metri dal suolo,
al piano delle merlature. Sopra di questo, furono edificati due
cupolini per collocarvi altri strumenti e una torretta per le scale
di accesso al piano di questi.
L’osservatorio inferiore fu in seguito chiamato sala
meridiana: qui infatti si misurava il mezzogiorno locale sulla linea
meridiana incisa nel pavimento, e si osservavano gli astri nel passaggio
al meridiano celeste. L’osservatorio superiore, a pianta ottagonale, aveva pareti alte 8
metri e sei grandi finestre di quasi 6 metri di altezza dotate di imposte
che originariamente potevano rientrare nel muro; questo ambiente era
destinato ad osservazioni astronomiche con cannocchiali di vario tipo da
poter rivolgere in qualunque direzione del cielo, anche uscendo nella
circostante terrazza a pianta quadrata. Fu in seguito chiamato sala
delle figure per i dipinti a fresco che l’adornavano.
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Spaccato sud della torre, della sala meridiana
e della casa dell'astronomo.
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La terrazza sopra la sala meridiana era destinata alle osservazioni
meteorologiche con gli strumenti qui collocati: infatti fu incombenza
degli astronomi, fino agli inizi del secolo ventesimo, registrare, giorno
per giorno, la temperatura, la pressione, la quantità
d’acqua caduta in caso di pioggia, segnalare lo stato del cielo (sereno o
nuvoloso, ecc.) e i venti.
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Vincenzo Chiminello (1741-1815), nipote di Toaldo e astronomo aggiunto alla Specola,
divenne direttore e professore di astronomia alla morte dello zio. La caduta della Repubblica
di Venezia, avvenuta nel maggio 1797, segnò l’inizio di tempi difficili per l’Osservatorio padovano.
Francesi e Austriaci si alternarono per otto volte al governo della città, creando una situazione
di confusione politica e amministrativa, e insieme di degrado economico, che cessarono in parte
con il napoleonico Regno d’Italia nato nel 1805. Nel 1813, il territorio veneto passò di fatto sotto il
dominio degli Asburgo. Negli anni difficili Chiminello si trovò a continuare da solo sia le osservazioni
astronomiche che meteorologiche, supplendo alle necessità della Specola anche col patrimonio
personale, salvandola così da un oscuro destino.
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Vincenzo Chiminello
(1741-1815)
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Giovanni Santini
(1787-1877)
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A Chiminello succedette nella carica Giovanni Santini (1787-1877), che divenne formalmente
direttore nel 1817. Il giovane ed energico astronomo si adoperò fin dall’inizio per rinnovare la
modesta e obsoleta strumentazione scientifica della Specola. Nel 1836, nella terrazza situata sopra
la sala meridiana, egli fece costruire un padiglione ottagonale per collocarvi un
circolo meridiano,
uno strumento più preciso di quelli settecenteschi, per misurare le posizioni delle stelle. Nel 1858 alla
sommità della torre fu edificato un terzo cupolino
al posto della torretta delle scale. In esso fu collocato un nuovo più moderno cannocchiale, un rifrattore di Starke a montatura equatoriale.
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Dopo la morte di Santini avvenuta nel 1877, il suo allievo prediletto Giuseppe Lorenzoni
(1843-1914) divenne direttore dell’Osservatorio. Fu sotto la sua direzione che la Specola si arricchì
di un prestigioso cannocchiale, un rifrattore di Merz con obiettivo di 19 cm. Per collocare il nuovo
strumento, nel 1882 fu edificato un padiglione cilindrico sopra il bastione trecentesco che divide
il fiume Bacchiglione in due rami, in prossimità della Specola. Fu questo l’ultimo grande strumento
acquistato per l’Osservatorio padovano.
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Giuseppe Lorenzoni
(1843-1914)
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Antonio Maria Antoniazzi
(1872-1925)
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Nel 1913 a Lorenzoni succedette come direttore della
Specola Antonio Maria Antoniazzi (1872-1925). Varie furono le sue sconsolate petizioni per avere
finanziamenti e rinnovare il vecchio patrimonio strumentario della Specola. Ma la prima guerra
mondiale era alle porte, e quando scoppiò, la torre dell’Osservatorio fu requisita
dai militari per l’avvistamento degli aerei nemici: la città di Padova, infatti,
si trovava nelle retrovie dello scenario bellico ed era la sede del
comando supremo. Alcuni anni dopo la fine della guerra, un decreto ministeriale del 31 dicembre
1923 separò amministrativamente dall’Università l’Osservatorio astronomico.
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Alla morte prematura di
Antoniazzi, divenne direttore della Specola Giovanni Silva (1882-1957);
fin dagli inizi degli anni ’30, egli si adoperò per dotare l’astronomia padovana di un grande telescopio
indispensabile per le moderne ricerche astrofisiche. Ma qui comincia un’altra storia per l’Osservatorio
padovano, quella dei grandi telescopi della sede di
Asiago.
Per saperne di più:
Pigatto Luisa, La Specola di Padova. Da torre medievale a museo, Signum Padova editrice, 2007.
Luisa Pigatto, Valeria Zanini, Antonio Maria Antoniazzi astronomo, Pieve di Soligo, 2007.
Astronomi del territorio marosticense alla Specola di Padova: Vincenzo Chiminello (1741-1815),
Francesco Bertirossi-Busata (1778-1825). Atti del Convegno. A cura di L. Pigatto e F. Xausa, Cittadella, Bertoncello Arti Grafiche, 2006.
Giuseppe Toaldo e il suo tempo. Atti del convegno. A cura di Luisa Pigatto,
"Contributi alla storia dell’Università di Padova", 33, Cittadella, Bertoncello
Artigrafiche, 2000.
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