GIOVE, LA STELLA MANCATA

Il piu' grande dei pianeti del Sistema Solare ha un raggio di 71.500 km, 11 volte quello della Terra. La sua composizione chimica pero' e' molto piu' simile a quella del Sole che a quella dei pianeti rocciosi: infatti e' prevalentemente gassoso, con abbondanza di idrogeno ed elio. La temperatura atmosferica di Giove e' di circa -150 gradi ma va aumentando verso l'interno, e negli strati piu' profondi, da cui arrivano radiazioni infrarosse, gia' sale a -50 gradi mentre Il nucleo del pianeta e' a temperatura elevatissima.
Il sistema gioviano in una composizione artistica. (JPEG, 34 K)
(NASA-JPL)

Non abbiamo informazioni dirette sulla costituzione interna di Giove ne' su quale sia la fonte del calore irraggiato ma possiamo considerare questo pianeta gigante come una stella mancata, un corpo che non ha aggregato sufficiente materiale da innescare le reazioni nucleari e 'accendersi' come e' avvenuto per il Sole.
Giove possiede 16 satelliti, di cui i piu' importanti e famosi sono le 4 lune medicee scoperte da Galileo: Io, Europa, Ganimede e Callisto. Io e' il piu' vicino al pianeta, mentre Ganimede e' il piu' grande. Il giorno su Giove dura poco meno di 10 ore, e questa rotazione veloce e' tra le cause delle turbolenze e dei vortici osservabili nell'atmosfera gioviana.
La formazione piu' appariscente visibile in superficie e' la Grande Macchia Rossa, una vasta zona ovale che si trova a notevole altezza nell'atmosfera di Giove.
Giove e la Terra a confronto. Il diametro di Giove e' piu' di 11 volte il diametro della Terra e il suo volume circa 1.400 volte maggiore. La circolazione atmosferica dei due pianeti differisce notevolmente: infatti la configurazione nuvolosa terrestre e' dominata da cicloni di forma a spirale, mentre Giove ha una configurazione di base a fasce con grandi sistemi ciclonici ed anti-ciclonici di forma ovale.(JPEG, 240 K)
(NASA-JPL)

Il transito del satellite Io, e la sua ombra sul disco di Giove, in questa immagine del Telescopio Sapaziale Hubble. Come gli altri giganti gassosi, Saturno, Urano e Nettuno, Giove non ha una superficie solida ma, per le enormi pressioni cui e' sottoposto, il suo interno potrebbe presentare una fase liquida e perfino un nucleo di idrogeno metallico. (JPEG, 30 K)
(NASA-STScI)

La Grande Macchia Rossa, un enorme sistema ciclonico di 12.000 x 25.000 km di estensione, confrontata con le dimensioni della Terra in questa immagine ripresa dalla Galileo. Potrebbe essere solo il punto piu' alto dell'intero ciclone, una massa in ascesa di gas che porta materiale in superficie dalle profondita' di Giove. Fu osservata probabilmente per la prima volta da Jean Dominique Cassini nel XVII secolo. (JPEG, 53 K)
(NASA-JPL)

I quattro satelliti Galileiani sono dei veri e propri mondi su scala planetaria. In questa immagine composita ripresa dalla Voyager 1, sono mostrati nelle loro corrette dimensioni, cosi' come apparirebbero da una distanza di circa un milione di chilometri. Anche i relativi colori e la riflettivita' sono stati approssimativamente rispettati. Dall'alto a sinistra in senso orario: Io, Europa, Callisto, e Ganimede. (JPEG, 35 K)
(NASA-JPL)

Tre immagini del disco intero della luna vulcanica Io, riprese dalla navicella Galileo nel giugno 1996. I colori sono intensificati per aumentare i dettagli della superficie. Rispetto alle immagini del Voyager di 17 anni fa, almeno una dozzina di vaste regioni sono state ricoperte da depositi di nuovi materiali vulcanici. (JPEG, 413 K)
(JPL)

Il satellite Io in una immagine della Galileo del giugno 1996. Nel rettangolo superiore un'immagine del 1979 della Voyager per confronto. Ra Patera e' un'area di 40.000 km quadrati dove si sono rilevati notevoli cambiamenti della superficie. Vediamo anche una nuova eruzione che si estende per circa 100 km nello spazio. Il colore blu del pennacchio e' dovuto alla presenza di gas di diossido di solfuro, e di neve che si sta condensando dal gas. L'eruzione di Ra Patera risplende nell'oscurita', forse a causa della fluorescenza degli ioni emessi nell'ambiente altamente energetico della magnetosfera gioviana. (JPEG, 23 K)
(NASA-JPL)

Due aspetti di un emisfero di Europa, il satellita ghiacciato di Giove. A sinistra in colori naturali, a destra invece in colori artificialmente enfatizzati per evidenziare le diverse strutture della crosta di ghiaccio di acqua. Le aree bruno-scure rappresentano materiale roccioso proveniente dagli strati piu' interni, emerso a causa di impatti con corpi esterni, o da una combinazione di materiale esterno e interno. Le lunghe linee nere sono fratture della crosta, alcune delle quali possono arrivare ad una lunghezza di 3.000 km. Europa ha un diametro di circa 3.160 km. Questa immagine e' stata ripresa il 7 settembre 1996 dalla navicella Galileo da una distanza di 677.000 km. (JPEG, 74 K)
(NASA-JPL)

Primo piano di Callisto, il satellite geologicamente meno attivo fra gli astri medicei. Apparentemente i crateri da impatto sono l'unico processo geologico che ha modellato la sua superficie. Questa immagine mostra una risoluzione di circa 10 km. Il particolare piu' evidente e' l'antico bacino da impatto Valhalla, una luminosa regione centrale di circa 600 km, circondata da una configurazione di brillanti anelli concentrici. Come Ganimede, Callisto e' composto per meta' di ghiacci. (JPEG, 56 K)
(NASA-JPL)

Ganimede e` il satellite geologicamente piu' complesso. E' composto di acqua, ghiaccio e materiali rocciosi, e probabilmente il basso punto di fusione del ghiaccio ha permesso a questo corpo, relativamente piccolo, una storia geologica molto attiva. Questa vista dalla Voyager 2 dell'emisfero di Ganimede rivolto verso Giove e' dominata dall'antica pianura scura chiamata Galileo Regio. (JPEG, 55 K)
(NASA-JPL)

Immagine stereoscopica della zona Galileo Regio su Ganimede. Nuovi dettagli topografici sono visibili in questa ricostruzione al computer di due immagini riprese dalla Galileo nell'estate del 1996 da una distanza di 10.220 km. Il colore del cielo all'orizzonte e' artificiale. (JPEG, 449 K)
(NASA-JPL)

Un evento eccezionale illustrato in questa immagine dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy in avvicinamento verso Giove. Gli impatti sono avvenuti nel lato oscuro di Giove pochi minuti prima che il suo veloce moto di rotazione portasse le aree di caduta alla nostra osservazione. (JPEG, 46 K)
(NASA-STScI)

Immagine del luglio 1994 di otto zone di impatto su Giove della cometa Shoemaker-Levy, spezzata in piu' di 20 frammenti dalla forza mareale del pianeta. I frammenti sono precipitati in successione nell'atmosfera gioviana provocandovi delle 'macchie' con aloni che si sono estesi per migliaia di km. Il materiale scuro era composto prevalentemente da metano. (JPEG, 239 K)
(NASA-STScI)

Questa immagine in radiazione infrarossa dell'impatto del frammento H della Shoemaker-Levy su Giove e' stata ottenuta al telescopio di 3,6 m dell'ESO a La Silla (Cile). La temperatura sviluppata e' stata misurata a piu' di 27 gradi centigradi, quasi 200 gradi piu' della circostante atmosfera, mentre la luminosita' superava di 50 volte quella del disco di Giove. (JPEG, 238 K)
(ESO)

Impatto dell'ultimo frammento della cometa Shoemaker-Levy su Giove. Una sequenza a diverse lunghezze d'onda ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble, il 22 Luglio 1994, mostra l'innalzamento ed il successivo collasso del pennacchio creato dall'impatto del frammento W. (JPEG, 102 K)
(NASA-STScI)

Tra i vari strumenti alloggiati a bordo della sonda, staccatasi dalla navicella Galileo il 7 dicembre 1995 per esplorare l'atmosfera di Giove, c'e' anche un rivelatore dell'abbondanza di elio, costruito in Germania, che ne ha determinato un valore di circa 24%. Questo dato, molto simile a quello del Sole, ci dice che Giove ha mantenuto la composizione gassosa primordiale.





SE VUOI SAPERNE DI PIU' SU GIOVE E SUI SUOI SATELLITI....





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