Radial Velocity Variation in Red Giants

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A survey of radial velocity variations in nearby red giants has been conducted since 1999 using ESO and TLS spectrographs. The main target is the characterization of the radial velocity variations due to surface unhomogeneity, pulsation, and/or low mass companions.

 

 It has been shown that all of the three factors contribute to the observed radial velocity variations. Planets were found orbiting the stars 4 UMa, HD 11977, and HD 47536. The analysis of chemical abundances for the initial sample reveals an age-metallicity relation which is surprisingly flat and with little dispersion at the youngest ages. Also, giants hosting planets are found not to be as metal rich as the dwarfs, which hint to an external origin (pollution by planetary debris) of enhanced metallicity in planet-hosting stars. The project continues with HARPS at the 3.6m ESO telescope and with the Thueringer Landessternwarte Tautenburg 2m telescope.

People: Leo Girardi

Collaboration: Luca Pasquini (ESO), Artie Hatzes (Tautenburg Landsternwarte), Johnyy Setiawan, Michaela Doellinger (MPIA Heidelberg), J. Renan de Medeiros (UFRN, Natal)

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News – MEDIA INAF

Il notiziario online dell'Istituto Nazionale di Astrofisica
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  • I ricercatori hanno identificato 121 esopianeti giganti che potrebbero avere satelliti naturali abitabili: esolune potenzialmente in grado di offrire un ambiente favorevole alla vita, forse persino migliore della Terra. Lo studio su The Astrophysical Journal

  • Un nuovo studio franco-cinese mette in dubbio la necessità di contemplare l’effetto di una materia oscura per spiegare i moti stellari delle piccole galassie con poche stelle che si trovano in prossimità della Via Lattea

  • Il raro fenomeno che porta alla disgregazione delle stelle è noto come evento di distruzione mareale e si verifica quando una stella viene catturata dal buco nero supermassiccio tramite la sua invincibile attrazione gravitazionale. Non c'è scampo: l'oggetto viene fatto a pezzi e addio stella. Lo studio è stato pubblicato oggi su Science. Il commento di Marco Bondi dell'Inaf di Bologna

  • Una nuova analisi dei dati ottenuti dallo strumento italiano Vir a bordo della sonda Nasa Dawn suggerisce che la concentrazione dei composti del carbonio trovati sulla superficie del pianeta nano Cerere potrebbe essere tra il 40 e il 50 per cento, sorprendentemente più alta di quanto finora calcolato

  • La risoluzione è ancora molto bassa e la forma dell'oggetto è ancora indistinta, ma ricorda il dango, un tradizionale dolce di riso giapponese. L'Italia si occuperà della caratterizzazione mineralogica della superficie di Ryugu e per l’individuazione dei siti di atterraggio del lander Mascot

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