Current Studies - Feasibility Studies

 The MCAO module for the E-ELT

 The Multi-Conjugate Adaptive Optics (MCAO) module for the  European Extremely Large Telescope (E-ELT) is an adaptive optics system including post-focal deformable mirror(s) conjugated to high-altitude layer(s), that complement the ground-layer correction provided by the telescope adaptive M4 and the field stabilization correction provided by the telescope M5. From the wavefront sensing point of view, the MCAO module includes a multiple LGS wavefront sensor for the high-order sensing and a NGS wavefront sensor, to measure the low-order modes. The NGS wavefront sensor will determine the sky coverage of the module.

The MCAO module provides a corrected field of medium to large size, over the baseline wavelength range 750-2400 nm. The candidate instruments fed by the medium and large fields are, respectively, a high angular resolution imaging camera and a multi-object spectrograph. Given the size of the corrected field and the quality of the correction, considering the flexibility in providing different level of correction as a function of the field itself, the MCAO module looks like an AO facility of "intermediate" properties between ground-layer AO (GLAO, wide field with moderate correction, at the level of a seeing improvement) and laser-tomography AO (LTAO pointed mode with high correction level).

The MCAO module is a key facility of the E-ELT due to the science applications that it might enable. The goal is to implement it within two years of the telescope first light.

The conceptual design study started in November 2007. The first phase of the study (requirements analysis and preliminary trade-offs) has ended in October 2008 with the successful completion of the 'Phase 1 Review'.

Within this project OAPd is involved in the study of innovative wavefront-sensing schemes (in alternative to the baseline scheme) and the definition of the high-level requirements for the module control software.

People: A. Baruffolo, J. Farinato, R. Ragazzoni

Collaboration: INAF OA Bologna, INAF OA Arcetri, Office National d'Etudes et de Recherches Aeronautiques (ONERA, FR), European Southern Observatory (ESO)

Publications: Lombini et al. (2008),  SPIE 7015,160

News – MEDIA INAF

Il notiziario online dell'Istituto Nazionale di Astrofisica
  • Uno studio internazionale, a cui ha partecipato Sandro Scandolo dell’Ictp di Trieste, ha identificato con precisione il processo attraverso il quale - dal quarzo sottoposto ad alte pressioni nel mantello terrestre - si forma la coesite. Questo minerale si origina anche a seguito di impatti meteorici, contribuendo quindi a identificare l’origine dei crateri

  • Un nuovo studio guidato da Antonino Petralia dell'Inaf di Palermo presenta i risultati di recenti simulazioni d’un evento di pioggia coronale, osservato il 4 novembre 2015, allo scopo di comprendere il meccanismo alla base del processo di frammentazione e ricaduta del plasma

  • Pubblicata dall’International Astronomical Union, è ora disponibile la prima lista comparativa internazionale di parole astronomiche nelle lingue dei segni. «Per una sempre maggiore inclusione di ogni persona, qualunque sia la sua condizione fisica o sociale, nel meraviglioso mondo dell'osservazione del cielo», dice il Segretario Generale Iau Piero Benvenuti

  • L'andamento dell’emissione di sodio attorno a Mercurio, così come osservato dalla Terra, può essere un vero e proprio campanello d’allarme nell’ambito della meteorologia spaziale planetaria e può fornire utilissime indicazioni sulla propagazione delle perturbazioni solari ben prima del loro eventuale arrivo alla Terra. Lo studio è stato guidato da Stefano Orsini dell'Inaf

  • Usando lo strumento Muse dell'Eso, alcuni ricercatori hanno scoperto una stella all'interno dell'ammasso stellare Ngc 3201 che si comporta in modo molto strano: sembra che orbiti intorno a un buco nero, il primo di massa stellare inattivo individuato all'interno di un ammasso globulare direttamente grazie alla sua attrazione gravitazionale

  • Il telescopio spaziale Hubble punta l’obiettivo su Act-Clj0102-4915, l’ammasso più massiccio, più caldo e il più grande produttore di raggi X mai scoperto nell’universo remoto. Un gigante da 3 milioni di miliardi di masse solari, fra gli obiettivi della prossima missione Jwst

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