FCU for WSO

Plot
Figure 1:Preliminary conceptual design of the WSO Field Camera Unit.

 The World Space Observatory for Ultraviolet  (WSO-UV) is an international collaboration led by Russia to build an UV (100-310 nm) mission with capabilities which are presently, in the near and long term future, unavailable to the world-wide astronomical community.
The mission consists of a 1.7m telescope able to perform:

  • high resolution (R~55,000) spectroscopy by means of two echelle spectrographs covering the 100-310 nm range;
  • long slit (1 x 75 arcsec) low resolution (R~1500-2500) spectroscopy;
  • deep UV and diffraction limited optical imaging.

The Field Camera Unit (FCU) is the main Italian contribution to WSO/UV. The FCU consists of three imaging channels: FUV: 115-190 nm, 0.2 arcsec/px, 6.6x6.6 arcmin2 NUV: 150-280 nm, 0.03 arcsec/px, 1x1 arcmin2 UVO: 200-700 nm, 0.07 arcsec/px, 4.7x4.7 arcmin2 The Italian contribution to WSO-UV is funded by the Italian Space Agency. The activity for Phase A/B1 are supported under contract ASI/INAF No. I/085/06/0.

OAPD contributes to the project on helping the development of the optical design of the three camera channels, on-board calibration unit and filters definition. Moreover, OAPD contributes to the FCU Science Team.

People: L. Buson, R. Claudi, D. Magrin, M. Turatto

Collaboration: INAF OA Catania (PI), IASF Bologna, INAF OA Capodimonte, IASF Milano, INAF OA Arcetri, INAF OA Teramo, INAF OA Bologna, INAF OA Torino, IFSI Roma, INAF OA Cagliari, INAF OA Trieste, Firenze Univ., Padova Univ., STScI-ESA, Bologna Univ., Pisa Univ.

Publications: Pagano et al. (2007),  ref.

Links: WSO-UV Italian Site

News – MEDIA INAF

Il notiziario online dell'Istituto Nazionale di Astrofisica
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  • I ricercatori hanno identificato 121 esopianeti giganti che potrebbero avere satelliti naturali abitabili: esolune potenzialmente in grado di offrire un ambiente favorevole alla vita, forse persino migliore della Terra. Lo studio su The Astrophysical Journal

  • Un nuovo studio franco-cinese mette in dubbio la necessità di contemplare l’effetto di una materia oscura per spiegare i moti stellari delle piccole galassie con poche stelle che si trovano in prossimità della Via Lattea

  • Il raro fenomeno che porta alla disgregazione delle stelle è noto come evento di distruzione mareale e si verifica quando una stella viene catturata dal buco nero supermassiccio tramite la sua invincibile attrazione gravitazionale. Non c'è scampo: l'oggetto viene fatto a pezzi e addio stella. Lo studio è stato pubblicato oggi su Science. Il commento di Marco Bondi dell'Inaf di Bologna

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