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Ad occhio nudo si e' in grado di vedere circa 6000 stelle.
Nel disegno sono indicate le stelle che distano meno di 160.000 miliardi
di km dal Sole.
(JPEG, 100 K) (Disegno Michelangelo Miani) |
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Il satellite Hipparcos dell'ESA. Lanciato l'8 Agosto 1989 da un Ariane, Hipparcos ha misurato la posizione di oltre un milione di stelle. La sua missione si e' conclusa nel 1993.(JPEG, 292 K) (ESA) |
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Rappresentazione del satellite Hipparcos con i pannelli solari spiegati e il
motore di apogeo. La forma e' a
prisma esagonale con lati di 1,5x2,2 m.
(JPEG, 697 K) (ESA) |
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Montaggio del satellite Hipparcos e prove di funzionamento eseguite presso
Aeritalia (ora Alenia Spazio) a Torino prima del lancio avvenuto nel 1989.
(JPEG, 303 K) (ESA) |
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La Nebulosa di Orione e' la piu' famosa regione di formazione
stellare della nostra galassia, visibile anche con un telescopio
amatoriale nella costellazione di Orione.
L'immagine in alto a destra mostra la nebulosa vista da un telescopio
terrestre. In basso a sinistra un particolare della nebulosa studiato dal
Telescopio Spaziale . Al centro si possono vedere stelle giovanissime ancora
immerse nella nube di gas e polveri da cui sono nate.
La nebulosa di Orione si trova a 1500 anni luce di distanza.
(JPEG, 244 K) (NASA-STScI) |
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Eta Carinae, una regione di intensa formazione stellare distante 8.000 anni
luce dal Sole. Venne osservata per la prima volta nel 1677 dall'astronomo
inglese E. Halley.
(JPEG, 181 K) (ESO) |
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Emissione di gas da stelle nascenti. La scala nell'angolo in basso a
sinistra rappresenta 1000 volte la distanza Terra-Sole.
(JPEG, 442 K) (NASA-STScI) |
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Il ciclo vitale delle stelle.
L'evoluzione e la morte di una stella dipende essenzialmente dalla sua massa. Una stella come il Sole terminera' la vita espandendosi e trasformandosi in una stella "gigante rossa", i cui strati esterni tenderanno a dissolversi. Si forma cosi' una nebulosa con una piccola stella centrale - una nana bianca - che si andra' spegnendo lentamente. Se la massa della stella e' superiore di almeno 10 volte quella del Sole, alla fine si trasformera' in una stella "supergigante" che poi esplodera' come Supernova, lasciando a volte al centro una piccola e densa stella di neutroni. Se la massa e' ancora piu' grande, probabilmente cio' che resta alla fine e' un buco nero. (La massa del Sole e' di 2.000.000.000.000.000.000.000.000.000 tonnellate). (JPEG, 107 K) (Disegno Michelangelo Miani) |
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Le dimensioni relative delle stelle.
(JPEG, 474 K) |
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La nebulosa Helix, distante 450 anni luce, e' lo scenario di una stella
morente fra i piu' vicini al Sistema Solare.
La stella centrale ha perso gran parte del materiale gassoso esterno e si
e' trasformata in una nana bianca che lentamente si spegnera'.
(JPEG, 90 K) (ESO) |
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La Nebulosa del Granchio e' il residuo di un'esplosione di supernova. La
nebulosa distante 7.000
anni luce dal Sistema Solare ne misura circa 10
lungo l'asse maggiore.
Al centro della nebulosa e' visibile, indicata dalla freccia, la pulsar: il
nucleo iperdenso della stella massiccia esplosa circa 900 anni fa. La
pulsar della Nebulosa del Granchio e' una stella di neutroni che ruota su
se stessa 30 volte in un secondo.
A sinistra l'immagine ripresa da terra col telescopio di 5 m di Monte
Palomar, a destra col Telescopio Spaziale.
(JPEG, 283 K) (NASA-STScI) |
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L'esplosione di una stella in cielo e il suo repentino aumento di
splendore (fino a un milione di volte la luminosita' del Sole) fanno
apparire sulla volta celeste una `stella nuova' laddove prima l'occhio
nudo non poteva scorgere nulla. Dall'antichita' queste stelle prendono il nome
di "novae".
La nova nella costellazione del Cigno si trova ad una distanza di 7000 anni
luce e il diametro dell'anello di idrogeno attorno alla nana bianca e' di
circa 150 miliardi di km.
L'aumento di splendore e' dovuto al bruciamento termonucleare dell'idrogeno
che precipita sulla nana bianca.
Questo fenomeno si ripete per la stessa stella con una frequenza di circa
un'esplosione ogni 100.000 anni per circa 10.000 volte.
(JPEG, 560 K) (NASA-STScI) |
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Le nane marroni sono
oggetti ancora misteriosi, a meta' strada tra stelle e pianeti.
Nate dalla contrazione di piccole nubi di idrogeno non hanno mai innescato le
reazioni termonucleari a causa della loro piccola massa.
(JPEG, 112 K) (NASA-ESA) |