L'AVVENTURA INIZIATA DA GALILEO

Quasi 400 anni fa, proprio a Padova, Galileo Galilei punta il suo cannocchiale verso la Luna, usando cosi' per la prima volta uno strumento per vedere nitidamente gli oggetti celesti dopo millenni di osservazioni del cielo ad occhio nudo. Era il 1609, e da allora il progresso delle nostre conoscenze astronomiche e' rimasto strettamente legato allo sviluppo di sempre nuovi e migliori strumenti di indagine. Per essere ben comprese tuttavia, le osservazioni necessitano, come all'epoca di Galileo, dell'interpretazione e della intuizione della mente umana.
IL CANNOCCHIALE DI GALILEO GALILEI

Questa copia settecentesca riproduce uno dei molti cannocchiali costruiti da Galileo, costituiti da due lenti, l'obiettivo e l'oculare, tenute alla giusta distanza da un tubo in cartone o, come in questo caso, in legno rivestito in pelle. L'ingrandimento era di circa 20 volte. E' con uno strumento come questo che il grande scienziato compi' le numerose osservazioni che lo portarono alla convinzione della validita' del sistema copernicano..
(Collezione Ottiche e Occhiali - Luxottica)

DIALOGO SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI DEL MONDO

Prima edizione del 'Dialogo sui massimi sistemi' (Firenze, 1632), con note e correzioni a margine di mano di Galileo Galilei. E' il libro in cui Galileo espone i principi della teoria copernicana. Pochi mesi dopo la pubblicazione ne viene vietata la diffusione. (JPEG, 115 K)
(Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova)

SIDEREUS NUNCIUS (Venezia 1610)

Riproduzione del frontespizio dell'opera in cui Galileo descrive le sue massime scoperte.(JPEG, 481 K)
(Biblioteca Nazionale di Firenze. Foto Franco e Matteo Danesin)

DIANOIA ASTRONOMICA (Venezia 1611)

Riproduzione del frontespizio dell'opera di Francesco Sizzi, fiorentino, che contesta le tesi del Sidereus Nuncius. L'impatto delle scoperte di Galileo produsse all'epoca una vasta letterat ura sia in suo sostegno che in aperto contrasto.(JPEG, 411 K)
(La Biblioteca di Babele di Giancarlo Beltrame. Foto Franco e Matteo Danesin)

ASTROLABIO DEL 1573.

L' astrolabio giunse in Europa nel Medioevo portato dagli scienziati arabi, e fu usato soprattutto per determinare le posizioni in cielo del Sole e delle stelle e, da queste, la data e l'ora. Questo esemplare fu costruito a Mantova da Adrien Descrolieres e segna la posizione di 22 stelle. Galileo ne uso' di simili per i suoi calcoli astronomici.
(Collezione Giancarlo Beltrame)

GLOBO TERRESTRE/CELESTE PORTATILE

Questo globo tascabile ed apribile fu costruito dal globografo inglese N. Lane alla fine del 1700, in legno rivestito di carta. La superficie interna presenta i due emisferi celesti con le costellazioni . Oggetti simili erano molto in voga all'epoca.
(Collezione Giancarlo Beltrame)

TELESCOPIO OTTOCENTESCO DI ZEISS.

Telescopio a lenti costruito dalla Carl Zeiss di Jena nel 1810.
Ha un'apertura di 80 millimetri e una lunghezza focale di 1200 millimetri. Fornito di tre diversi oculari, puo' raggiungere da 30 a 67 ingrandimenti.

(Zeiss)

Le prove e gli studi per proporre strumenti sempre migliori non hanno conosciuto soste, ma e' solo a partire dal nostro secolo che i telescopi a riflessione hanno sostituito gli strumenti a lenti.

In seguito, con lo sviluppo di strumenti come lo spettroscopio, e' nata la moderna astrofisica. Lo spettroscopio, costituito essenzialmente da un prisma, consente di scomporre la luce nei vari colori ottenendo le sue diverse componenti spettrali. Lo studio degli spettri permette di sondare la natura del corpo che invia la luce: la sua temperatura, la composizione chimica e perfino il suo moto. Con gli spettroscopi applicati ai telescopi si apre un nuovo vastissimo campo di studi, quello dell'astrofisica.





LA COSTELLAZIONE DI ORIONE



Disegni autografi di Galileo di parte della costellazione di Orione (Cinguli et ensis Orionis asterismus) (JPEG, 299 K) e la stessa parte della costellazione fotografata a piccolo ingrandimento, con la nebulosa omonima .(JPG, 140 K)
(Biblioteca Nazionale di Firenze. Foto Franco e Matteo Danesin)(Foto SAIt)






L'AMMASSO DELLE PLEIADI



Disegni di Galileo dell'ammasso delle Pleiadi nella costellazione del Toro, tratti dal Sidereus Nuncius (JPEG, 165 K), e una immagine moderna delle Pleiadi, stelle ancora in formazione avvolte da polveri e gas (JPEG, 48 K). Possiamo notare che Galileo vedeva molte piu' stelle di quanto sia possibile ai giorni nostri nelle nostre citta' a parita' di cannocchiale, a causa dell'inquinamento luminoso che ci toglie progressivamente la possibilita' di godere del cielo stellato.
(Foto Franco e Matteo Danesin)


I CRATERI DELLA LUNA

Con le sue accuratissime osservazioni della Luna, Galileo smantella una delle assolute certezze dell'epoca, cioe' che il nostro satellite foss e una sfera perfetta e uniforme. L'esagerazione nella dimensione dei crateri da lui disegnati aveva un preciso scopo didattico, per far meglio comprendere i giochi di luci e di ombre causati dalla illuminazione del So le sui rilievi e le depressioni della superficie lunare. "E sulla Terra, prima che si levi il Sole, mentre ancora l'ombra occupa le pianure, le cime dei monti piu' alti non sono forse illuminate dai raggi solari?" (JPEG, 307 K)
(Biblioteca Nazionale di Firenze. Foto Franco e Matteo Danesin)

La Luna fotografata dalla navicella Galileo. (JPEG, 42 K)
(NASA-JPL)

LE FASI DI VENERE

Il pianeta Venere nella sua rivoluzione intorno al Sole, viene illuminato in modo da formare, come la Luna intorno alla Terra, delle 'fasi'. Questo disegno seicentesco ne spiega il meccanismo, intuito e verificato da Galileo nel 1610, e prova inconfutabile a favore del sistema Copernicano. Nelle sue parole: "Cynthiae figuras aemulatur mater amorum" (la madre degli amori (Venere) imita le configurazioni di Cinzia (la Luna).
(JPEG, 230 K)

Gli strati superiori delle nuvole di Venere ripresi in luce violetta dalla navicella Galileo nel 1990.
(JPEG, 24 K) (NASA-JPL)

SATURNO TRICORPOREO

Saturno, il maestoso pianeta gassoso circondato da un imponente sistema di anelli, nel suo moto di rivoluzione viene visto dalla Terra sotto diverse angolature, in modo che gli anelli a volte sono visibili di taglio a volte piu' di fronte. Galileo non riusci' a capire la natura degli anelli a causa dello scarso potere risolutivo del suo strumento, ma descrisse nel 1610 "la stravagantissima meraviglia" di Saturno che e' "un composto di tre". Fu poi l'astronomo olandese Huygens a scoprire gli anelli nel 1659 con un migliore cannocchiale.(JPEG, 154 K)
(NASA-JPL)

Disegno che spiega la diversa prospettiva degli anelli vista da Terra
(JPEG, 127 K)

LE MACCHIE SOLARI

Secondo gli aristotelici il Sole era purissimo e incorruttibile. Galileo dimostra invece che le macchie appartengono alla sua superficie, e inoltre dal loro movimento deduce che il Sole ruota sul proprio asse. Secondo le sue istruzioni: " Per veder le macchie distintissime e terminate , e' ben iscurir la stanza serrando ogni finestra, si' che altro lume non v i entri che quello che vien per il cannone, ed al cannone si accomodi un cartone assai largo, che faccia ombra sopra la carta dove si ha da disegnare e impedisca che altro lume del Sole non vi caschi sopra, fuor che quello che vien per i vetri del cannone". (JPEG, 25 K)
(Foto SAIt)

LA VIA LATTEA

Quanto si meraviglio' Galileo nel vedere quante piu' stelle si potessero vedere col cannocchiale! "Quello che...osservammo e' l'essenza o materia della Via Lattea, la quale attraverso il cannocchiale si puo' vedere in modo cosi' evidente che tutte le discussioni, per tanti secoli cruccio dei filosofi, si dissipano con la certezza della sensata esperienza... La Galassia infatti non e' altro che un ammasso di innumerabili stelle disseminate a mucchi; che' in qualunque parte di essa si diriga il cannocchiale, subito si offre alla vista un grandissimo numero di stelle".(JPEG, 675 K)
(Foto Anglo-Australian Telescope Board)

"Adi 7 di Gennaio 1610 Giove si vedeva col cannone con 3 stelle fisse delle quali senza il cannone niuna si vedeva"
GLI ASTRI MEDICEI

Dal 7 gennaio 1610, Galileo inizia ad annotare notte dopo notte la posizione prima di tre, poi di quattro 'stelline' scoperte vicino al pianeta Giove che, lungi dal comportarsi come stelle fisse, si spostano continuamente rispetto al pianeta. Ben presto raggiunge la conclusione che si tratta di satelliti come la nostra Luna: "La sensata esperienza ci mostra quattro stelle erranti attorno a Giove, cosi' come la Luna attorno alla Terra, mentre tutte insieme con Giove, con periodo di dodici anni si volgono in ampia orbita attorno al Sole". Ecco nuovamente fugati tutti i dubbi di coloro che all'epoca erano tanto turbati dal moto della sola Luna attorno alla Terra. Galileo dedica la sua scoperta a Cosimo II dei Medici, chiamando i nuovi astri 'medicea sidera'.(JPEG, 401 K)
(Museo Nazionale di Firenze. Foto Franco e Matteo Danesin)

I satelliti medicei fotografati dal Telescopio Spaziale Hubble nel 1995.(JPEG, 46 K)
(NASA-STScI)



Callisto (JPEG, 340 K) e i vulcani su Io (JPEG, 224 K)


Io, Europa, Ganimede e Callisto, i quattro principali satelliti di Giove, gli astri medicei scoperti da Galileo e ora detti anche 'galileiani', ci sono stati rivelati per la prima volta nel loro aspetto dalle immagini delle due missioni Voyager degli anni '80.
(NASA-JPL)





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